
Sono passati sette mesi da quando ho sventolato entusiasta il primo numero di Wired Italia ad un raduno riminese di twitters. Sette mesi durante i quali ho continuato a leggere e ricevere la rivista, anche se alcune volte ne avrei fatto a meno (ma ormai ero fregato: ho fatto l’abbonamento sulla fiducia).
Il primo numero era in effetti, abbastanza entusiasmante.
Wired Italia: “storie idee e persone che cambiano il mondo”.
La versione italiana dello storico e mitologico Wired USA.
Prima di farmi un giudizio concreto ho aspettato che prendesse forma, e adesso penso di averne un’idea abbastanza chiara.
Un giornale a due velocità
Fondamentalmente, è un giornale che viaggia a due velocità: c’è un Wired stupido e markettaro, e un Wired intelligente e innovativo.
La separazione è facile: più è grande la dimensione del carattere, più ci si avvicina al lato oscuro, e viceversa. Più saturi i colori, più patinata l’informazione e più siamo nel campo della stupidità.
E infatti la copertina è spesso la parte peggiore. Prendete per esempio il prossimo numero di settembre e il suo articolo-copertina sulle smart-drugs:

- copertina: “IO, GENIO IN SETTE GIORNI!” – massimo livello di stupidità – stupidometro 10
- all’interno, pagina-copertina dell’articolo, carattere gigante: “”IO NON SO CHI STA SCRIVENDO QUESTO PEZZO. SIETE AVVISATI.” – stupidometro 8
- prima pagina dello stesso articolo, carattere discretamente grande: “Cosa mi sucederà, assumendo il Ritalin? Diventerò super intelligente? Diventerò un mutante?” – stupidometro 8
- l’articolo in realtà è un pezzo di narrativa simpatico, con tutt’altro tono. certo l’esperimento in se (passare una settimana sotto anfetamine) merita almeno un 6 nello stupidometro
- la parte interessante viene invece nell’articolo di spalla, un’inchiesta di Margaret Talbot (presumibilmente tradotta dalla versione USA di Wired), al quale non posso dare un grado di stupidità, perchè qui non ce n’è (però ci si può comunque discutere)
Un discorso simile si può fare per il numero di Agosto, dove la copertina recitava “Paul è morto nel 1966″ (riferendosi alla leggenda secondo cui il Paul McCartney di oggi è in realtà un sosia).
Il rock, il pop, e il pop-porno
Si può pensare sia solo un tentativo di usare una parte markettara da esca per altri contenuti più sofisticati. Purtroppo però altri indizi mi fanno pensare che la natura stessa della rivista sia “pop”, piegata alle mode del momento più che al valore delle idee.
Pare che il criterio con cui vengono scelti gli argomenti sia lo stesso che guida la rubrichetta “Wired, Tired, Expired. Sei dentro o sei fuori. Chi è Wired, chi è spompato e chi è defunto”. Cioè, scremiamo tra quello che è trendy, e quello che è passato di moda.

Nell’editoriale di settembre Riccardo Luna (direttore), parlando del TED re-cita da un tweet:
“Le idee sono il nuovo rock’n'roll e questa è la nuova Woodstock”.
Capito? Le idee sono rock, come direbbe Celentano.
Colpa mia, che da testardo, continuo a pensare che le idee che ci cambiano non siano drink da bere, ma percorsi difficili che ci portano in nuovi posti.
Certo, Wired non è una rivista che punta sui nudi femminili per far cassa, però non riesco a togliermi dalla testa che dentro ci sia molta (pop) pornografia intellettuale.
Un punto di vista (critico)
Non ho problemi a tollerare la troppa pubblicità (come alcuni hanno detto), le scritte illeggibili o qualche strizzatina d’occhio al trendy e al superficiale (purchè bilanciata da contenuti di valore).
Il difetto che invece sento più fastidioso, è la mancanza di un punto di vista critico. Manca una linea editoriale forte, che separi le boiate dalle cose serie, ma anche una concezione critica e non supina della moda del momento.
Prova ne è l’editoriale, quasi inesistente, che spesso si riduce ad una paginetta a caratteri cubitali (dal sapore di slogan), e prova ne è l’assenza di saggisti (le rubriche presenti sono quasi esclusivamente “di costume”, ad eccezione di Sans papier di Maurizio Ferraris).
Manca lo spazio per il dibattito, per la contrapposizione delle idee, per la messa in discusione.
Nonostante tutto…
Ma nonostante questi miei appunti, non voglio buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Accanto a boiate discutibili ci sono articoli interessanti e veramente unici, che non trovereste da nessun’altra parte.
E poi, per certi aspetti, in questi sette mesi ci sono stati dei progressi.
Ad esempio l’integrazione con Internet, si è presa lo spazio che ci si aspettava.
Insomma, anche se non è quella cosa mitologica di cui si favoleggia, sperando che migliori, Wired Italia resta una rivista che consiglio, e a cui non mi pento di essermi iscritto.
update: dopo che Riccardo Luna ha tweettato un link a questo articolo si sono aggiunti dei commenti interessanti. vi consiglio di darci una letta






