Negli ultimi anni il panorama cinematografico della riviera romagnola è stato sconvolto dall’arrivo dei multisala. Sicuramente il colpo più grosso allo status quo l’ha dato l’apertura del Multipex Le Befane nell’omonimo centro commerciale, subito fuori Rimini. Molti cinema locali hanno chiuso. Quelli rimasti si sono riciclati diversificandosi come cinema d’essai. A questo panorama da dopo-guerra si è aggiunta da poco più di un anno un’altra realtà, il Planet Multicinema Riccione.
Il nuovo arrivato, ben più modesto per dimensioni, sta cercando di erodere mercato allo strapotore del Multiplex, e lo scontro, pur laterale, è interessante soprattutto per le diverse strategie messe in campo (oltre che per il fatto che abito a metà tra i due).
Ovviamente, per quanto mi riguarda, sono incuriosito dai due tipi di comunicazione internet, e da come la loro radicale differenza rifletta un atteggiamento antitetico nei confronti del cliente.
Multiplex Le Befane, ovvero: tutto quello che andrebbe evitato
Forte dello strapotere e della posizione di indiscusso leader di mercato il Multiplex, dopo una campagna dei primi mesi con offerte e prezzi bassi, ha cominciato a prendere a pesci in faccia i suoi clienti. Il suo sito internet oltre che rappresentare fedelmente questo atteggiamento, rappresenta anche, da un punto di vista tecnico, una buona raccolta di tutto quello che andrebbe evitato.
Home page del Multiplex le Befane: http://www.multiplexlebefane.net
Il sito è interamente realizzato in Flash. Appena entrati ci accoglie l’odiosa musichetta di sottofondo che va disattivata manualmente con un pulsante a lato (anzi no, attualmente hanno tolto la musica, però hanno lasciato il pulsante per l’audio che non fa nulla). Il tutto ricorda molto i siti in Flash di 8 anni fa.
E’ evidente che il sito, oltre a non essere progettato intorno all’esperienza finale del cliente, viola una quantità di principi di accessibilità e usabilità.
Il carosello in fuga
Se volete informazioni su un film potete cliccare sulle locandine nel carosello animato, che però funziona al contrario di come ci si aspetta. Se andate verso una locandina verso destra o sinistra questa si allontana, più vi avvicinate più aumenta la velocità di fuga. E’ geniale. Per fortuna si può disattivare il meccanismo infernale cliccando su “Auto”. Se però lo disattivate non avrete più modo di spostarvi. Le freccione azzurre infatti hanno solo “funzione estetica” e non potete cliccarci sperando di spostarvi nel carosello.
Se poi volete andare a vedere un film che danno in più di una sala (mettiano: Harry Potter, in 4 sale) dovrete andare a cercarvi tutte e quattro le locandine per confrontare gli orari, perchè una locandina corrisponde ad una sala, non ad un film.
Il menu nascosto
Ancora più incredibile, se si può, è il funzionamento del menu. Sono otto icone in stile MacOSX, poco descrittive e soprattuto senza testo. Il titolo della sezione compare solo se ci muovete il mouse sopra. Così se non avete la pazienza di esplorare le varie voci potreste non scoprire mai che esiste, per dire, una sezione “anteprime”.
Prenotazione solo per IE
La prenotazione online è un’altro capolavoro sopraffino. La grafica cambia completamente. Del resto, è proprio un altro sito. Tutto da l’impressione di essere capitati su una pagina truffa per il phishing. E invece no, è il sito ufficiale.
https://www.wintic.it/services/web.ticket/lebefane/index.php?cinema=befane
Se ancora avete dei dubbi su quanto l’accesibilità sia ignorata, la prenotazione vi convincerà. Funziona infatti solo su Internet Explorer (no comment). Divertitivi a provarla e a trovare tutte le altre inconsistenze e bizzarrie.
Yes, we care
Guarnite il tutto con un aggiornamento dei contenuti maldestro e errato. Come potete notare al momento in home-page c’è un immagine di Inglourious Basterds completamente rovinata. Pelham 1 2 3 è un Thriller in una sala, ma è un film d’Azione nell’altra. Altre volte è capitato che cliccando sulla locandina sponsorizzata in prima pagina si aprisse la scheda di un’altro film. Ed è anche capitato che i dati sugli orari fossero sbagliati.
Quello che viene da chiedersi è: possibile che un cinema con 12 sale non possa permettersi un sito internet meno sciatto?
La risposta è che probabilmente non gli interessa. Così come non gli interessa che le cassiere siano particolarmente gentili, come non gli interessa che il numero di telefono per prenotare sia a pagamento.
Eppure sarebbe veramente semplice offrire un servizio migliore. Date un’occhiata alla pagina di Google per i cinema di Rimini:
Pagina di Google sui cinema a Rimini (cercate “cinema rimini” su Google)
In una sola schermata ci sono più informazioni utili e meglio organizzate che in tutto il sito del Multiplex (ci sono anche le recensioni). Una volta mi è pure capitato che le informazioni sugli orari di Google fossere corrette, mentre quelle del Multiplex no. Nel dubbio, telefonate.
Planet Riccione: i social network li conosciamo
Rispetto al Multiplex, il Planet di Riccione ha cercato di diversificarsi. I prezzi sono mediamente più bassi, e ci sono più sconti. L’offerta cinematografica include a volte film un po’ più particolari. Ogni tanto organizzano delle rassegne in collaborazione con l’assessorato alla cultura.
Ma soprattutto, l’atteggiamento verso il cliente è completamente diverso. Qualche segnale significativo:
- in corrispendenza del lancio del seguito dei Transformers hanno festeggiato un anno dalla nascita con torta per tutti e tessere sconto
- nella sala d’aspetto potete trastullarvi giocando con una Playstation 3 (all’inizio c’era Guitar Hero Metallica, poi c’ho trovato Dragonball e ora Pro Evolution Soccer)
- ogni tanto organizzano delle feste a tema dove si va mascherati (vedi Harry Potter)
- spesso potete incontrare il direttore (Manuel Orlandini) alla cassa o in sala dove danno le anteprime
- qualche mese fa distribuivano dei questionari di gradimento anonimi
Un sito senza infamia e senza lode
Homepage del Planet Riccione: http://www.planetriccione.it
Per quanto riguarda invece la comunicazione web, non c’è molto da dire sul sito internet. Fa quello che deve, senza infamia e senza lode. Al Flash hanno giustamente preferito JavaScript. Le icone sono descrittive e accompagnate dal testo. I film hanno il trailer collegato su YouTube. Trovare le informazioni è facile, e funziona come ci si aspetta.
Però manca ancora la prenotazione online, certe pagine sono veramente scarne e l’accessibilità non è rispettata al 100% (ad esempio il menu è esclusivamente grafico, senza l’attributo alt per le immagini).
Molto più interessante è invece quello che stanno facendo al di fuori del sito internet, e cioè nei social network.
Coinvolgere con i social network
Come ho detto ai pochi presenti alla conferenza, se un’azienda maltratta i propri clienti non ha nessun interesse ad utilizzare i social network. Sui social network si va se si vuole cercare il contatto diretto con le persone. Si va anzitutto per ascoltarle, e in secondo luogo per coinvolgerle.
Il Planet ha adottato questo atteggiamento, e ha aperto un MySpace e soprattutto una pagina e un gruppo Facebook.
Il gruppo Facebook conta al momento più di 400 iscritti, la pagina più di 200. In questo contesto il Planet si sta muovendo bene. Gli aggiornamenti che inviano sono saltuari, non invasivi. Gli strumenti di Facebook permettono a tutti di fare commenti e invitare gli amici alle serate. Il direttore ha attualmente come foto del profilo quella del cane con un paio di pantaloni buffi, che potete incontrare anche alla cassa.
La presenza sui network ha una doppia funzione: è un’attenzione verso il cliente e un suo coinvolgimento, ma anche un’estensione di una tendenza “social” già presente nell’organizzazione delle feste a tema e dei tornei di videogames.
Risultato: vince il Planet per kappaò
Il verdetto del confronto è senza appello: vince il Planer per kappaò.
Quello che adesso mi chiedo è: l’atteggiamento del Planet pagherà? Di sicuro ha a disposizione un canale di comunicazione formidabile. Grazie al sistema delle amicizie e della circolazione delle informazioni, non è azzardato calcolare che possa raggiungere un migliaio di persone con ogni aggiornamento, senza spendere un centesimo.
Le aziende che provano ad usare i social network hanno difficoltà a misurare il ritorno sull’investimento. In questo caso probabilmente non è così rilevante quanto invece l’immagine che si trasmette. La scelta di un modello di comunicazione rispetto ad un altro è infatti un’emanazione spontanea di un modo di essere, più che una strategia consapevole, e per quanto riguarda il Planet questo è ancora più vero.
Foto dal profilo Facebook di Manuel Orlandini, direttore del Planet









